Emergenza Nordafrica conclusa nel peggiore dei modi

COMUNICATO STAMPA

27 Feb – L’emergenza NordAfrica sta per essere dichiarata conclusa, solo formalmente e con un editto da parte del Governo, insomma nel peggiore dei modi possibile’. E’ quanto dichiara Orazio Micalizzi, presidente della Fondazione Xenagos, commentando la circolare del ministero dell’Interno che dichiara chiusa l’emergenza dei profughi arrivati in Italia dopo la ‘primavera araba’.

‘Durante questi mesi – continua Micalizzi – il Governo e’ sempre intervenuto in ritardo, scaricando sui Comuni e sugli enti gestori la responsabilità di affrontare una situazione emergenziale senza strumenti adeguati”. “Purtroppo – aggiunge Salvatore Ippolito, presidente del Comitato Scientifico di Xenagos – il ministero dell’Interno ha da lungo tempo abdicato al suo ruolo di direzione ed ha ignorato gli appelli a creare dei tavoli regionali coordinando istituzioni locali ed enti gestori, capaci di fornire un supporto e un avvio all’integrazione, mentre il tavolo di coordinamento istituzionale nazionale (regioni, Comuni, ministero dell’Interno) ha prodotto solo dichiarazioni d’intenti, ritardando la formulazione di un piano di azione concreto’.

“L’esperienza di accoglienza portata avanti con la concertazione della Protezione civile e’ di gran lunga la più costosa di tutta la storia del nostro Paese- spiega Ippolito – con una spesa di oltre un miliardo di euro che nella gran parte dei casi e’ servita solo per la fornitura di vitto e alloggio, secondo un modello di accoglienza senza alcuna prospettiva di integrazione. Con gli stessi soldi si sarebbe potuto finanziare invece un programma alloggiativo, di integrazione, di inserimento lavorativo, di formazione, per soluzioni alloggiative e di inserimento autonome da pare degli ospiti’.

Adesso, si legge in una nota diffusa dalla Fondazione, “nel giro di pochi giorni, si chiede direttamente agli enti gestori di chiudere l’emergenza Nordafrica e di mettere fuori dalla porta oltre 15.000 persone. Con una circolare inviata la scorsa settimana, il Dipartimento per l’Immigrazione ha ordinato alle Prefetture di approntare, entro il 28 febbraio, i titoli di viaggio per i profughi, cioè il documento che, in assenza di passaporto, può consentire la libera circolazione in Italia, e soprattutto quelle che vengono definite ‘misure per favorire percorsi di uscita’. E dunque rimpatri volontari e assistiti e una buonuscita di 500 euro a testa”.

“Migliaia di persone usciranno dall’accoglienza, senza prospettive, a infoltire la platea degli irregolari, degli esclusi. Non e’ difficile prevedere i problemi di ordine pubblico e le negative ricadute sociali che gli enti locali saranno chiamati ad affrontare. I percorsi formativi, di inserimento lavorativo e di integrazione verranno bruscamente interrotti. In molti casi il percorso sara’ interrotto a poche settimane dal conseguimento del l’obiettivo; come per chi fra pochi mesi avrebbe potuto conseguire un titolo di studio”.

“Mentre non e’ chiaro cosa accadrà ai vulnerabili, perché la circolare del Viminale non fornisce un quadro definito, e’ nota la gravita’ della situazione in cui si troveranno i soggetti ‘fragili’: i tanti individui non formalmente riconosciuti come vulnerabili ma che si trovano in situazione di oggettiva difficoltà Come il caso dei minori, di bambini, spesso neonati, con entrambi i genitori che si troveranno espulsi dall’accoglienza.
‘Facciamo appello – conclude Mauro Maurino, del Cda della Xenagos – agli enti gestori più radicati sul territorio e soprattutto alle reti delle cooperative sociali di sperimentare modelli alternativi di percorsi di uscita dall’emergenza chiamando allo stesso tempo alla loro responsabilità le amministrazioni locali e regionali e pretendendo una urgente rettifica e integrazioni alla direttiva del Ministero dell’interno’.

Newsletter