Rifugiati, dall’Emergenza Nord Africa all’emergenza senza fissa dimora

Il prossimo 31 dicembre terminerà lo stato di emergenza proclamato dal Governo italiano in seguito al considerevole numero di migranti giunti dal Nord Africa, in fuga dalla guerra in Libia, nel periodo fra il marzo ed il settembre 2011. Verrà decretata la fine dell’emergenza e conseguentemente dei finanziamenti messi a disposizione, per garantire l’accoglienza di queste persone, che ricordiamo sono stati pari ad 1 miliardo e 300 milioni di euro. Nel giro di poche settimane, i richiedenti asilo, che non avranno più un posto di accoglienza, potrebbero andare ad ingrossare le fila dei cosiddetti “irregolari”.

Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori provenienti da diversi paesi africani, e non solo, che si trovavano in Libia al momento delle sommosse.

Finora il Governo non aveva individuato alcuna soluzione su come porre fine alla cosiddetta Emergenza Nord Africa. Lo ha fatto nei giorni scorsi: il Ministero dell’Interno ha presentato in Conferenza Unificata un documento di indirizzo, denominato “Piano Pria”, per la graduale uscita dall’emergenza.

Il documento propone una exit-strategy graduale dall’emergenza. Va registrato un importante progresso nell’approccio al problema, che non viene affrontato solamente sul versante dell’accoglienza ma che pone una giusta attenzione all’inclusione socio-lavorativa.

Va tuttavia sottolineato che le il documento arriva a due mesi dalla fine dell’emergenza Nord Africa e quindi nessun percorso di inserimento socio-lavorativo sarà possibile avviare in così poco tempo.

Saranno soltanto 1.000 gli asilianti che potranno usufruire delle doti formative, con finalità occupazionali, per accedere a percorsi che rafforzino le competenze professionali. Come faranno a pagare un affitto nei prossimi mesi? Su chi ricadrà l’onere? L’obiettivo di inserimento di altri 10.000 asilianti è subordinata all’acquisizione di specifiche risorse dalla Comunità Europea, rispetto alla quale non è ancora stata avviata la fase di negoziazione. Sappiamo invece che proprio nei giorni scorsi sull’Italia è stata promossa sul tema una procedura di infrazione.
Appare per ciò un obiettivo che potrà essere raggiunto, forse, ma solo nel medio o nel lungo termine. è facile prevedere il formarsi di una emergenza abitativa. In questo modo, non si chiude l’emergenza Nord Africa, ma si cambia solo la denominazione con “Emergenza senza fissa dimora”, spostando in avanti nel tempo il problema e lasciando la soluzione in mano alle comunità e alle istituzioni locali, che non avranno risorse utili ad affrontare un tale problema sociale per dimensione e per specificità.

Il rischio è che questa soluzione mortifichi e faccia sfumare le positive esperienze nate e consolidate nel corso della gestione dell’emergenza, che non è certo costata poco allo Stato italiano.

Uno degli elementi positivi, da valorizzare, dell’Emergenza Nord Africa è stata la capacità dimostrata dal privato sociale nell’accoglienza che, di concerto, con le istituzioni locali e regionali, hanno dato vita anche ad esperienze originali e positive di accoglienza. Delle buone pratiche da far conoscere, valorizzare e diffondere su tutto il territorio. Gli unici capaci di promuovere percorsi autonomi di inserimento sociale e lavorativo.

Va salutata con favore l’istituzione, in maniera permanente, dei tavoli di coordinamento nazionale e regionale. Ai quali non può essere demandato il solo compito di armonizzazione degli interventi. A tal fine, vanno integrati, con le forme che si riterrà opportuno, con i rappresentanti delle organizzazioni del terzo settore, degli enti gestori, di quanti si occupano e si sono occupati dell’Emergenza Nord Africa, affinché non vengano disperse le competenze e le professionalità acquisite. Senza il terzo settore si rischia di ingrandire non un sistema di accoglienza ma solo un grande hotel non certo capace di affrontare e risolvere le questioni.

Non si smantellino le strutture dell’Emergenza Nord Africa! L’incremento previsto di 1.000 posti del sistema dello SPRAR appare insufficiente e non si capisce come verranno gestiti gli altri 17.000 asilianti per cui cesserà ogni forma di accoglienza ed assistenza. I 3.000 posti della rete dello SPRAR è insufficiente anche per gestire i flussi regolari di rifugiati che in Italia oscillano fra i 12 e i 20 mila all’anno. Tuttavia, appare necessario che l’incremento dei posti avvenga nelle strutture dell’Emergenza Nord Africa, in modo che possano restare attive ed essere ampliate per affrontare eventuali future emergenze. L’obiettivo deve essere scongiurare il crearsi di strutture temporanee, nel caso di nuove emergenze, e la creazione di un sistema diffuso su tutto il territorio nazionale che sia in grado di assorbirle.

Scarica il documento del governo sull’emergenza Nordafrica

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